divisione giudiziale – compendio immobiliare ereditario –  conseguimento  in natura  di parte  dei beni – deroga –  indivisibilità e non comoda divisibilità – sussiste

Nella divisione giudiziale di compendio immobiliare ereditario, l’articolo 718 c.c.,  per il quale ciascun coerede ha il diritto di conseguire in natura la parte dei beni a lui spettanti con le modalita’ stabilite nei successivi articoli 726 e 727 c.c., trova deroga, ai sensi dell’articolo 720 c.c., nel caso di “non divisibilita’” dei beni, come anche in ogni ipotesi in cui gli stessi non siano “comodamente” divisibili e, cioe’, allorche’, pur risultando il frazionamento materialmente possibile sotto l’aspetto strutturale, non siano tuttavia realizzabili porzioni suscettibili di formare oggetto di autonomo e libero godimento, non compromesso da servitu’, pesi o limitazioni eccessive, e non richiedenti opere complesse o di notevole costo, ovvero porzioni che, sotto l’aspetto economico-funzionale, risulterebbero sensibilmente deprezzate in proporzione al valore dell’intero. (Cassazione civile, Sentenza 14 dicembre 2017, n. 30073)

Contratto di mediazione – affare – conclusione –  costituzione  vincolo giuridico che abiliti ciascuna parte ad agire per esecuzione specifica del negozio o risarcimento del danno. Mediazione – uso di moduli o formulari non previamente depositati dal mediatore presso la camera di commercio – nullità  del contratto per difetto  di forma – non sussiste

Nel contratto di mediazione, l’affare – da intendersi nel senso di qualsiasi operazione economica generatrice di un rapporto obbligatorio – deve ritenersi concluso, per effetto della “messa in relazione” da parte del mediatore, quando si costituisca un vincolo giuridico che abiliti ciascuna delle parti ad agire per l’esecuzione specifica del negozio o per il risarcimento del danno

In tema di mediazione, l’uso di moduli o formulari non previamente depositati dal mediatore presso la camera di commercio, ai sensi della L. 3 febbraio 1989, n. 39, articolo 5, comma 4, non rende nullo il contratto per difetto  di forma  (Cassazione civile, ordinanza  14  settembre 2017 nr  21353)

Contratto preliminare di compravendita – parte adempiente – caparra confirmatoria –  esercizio stragiudiziale facolta’ di provocare la risoluzione del contratto mediante diffida ad adempiere –  esercizio  giudiziale diritto recesso – compatibilità  – sussiste

 

La parte adempiente di un contratto preliminare di compravendita, che abbia ricevuto una caparra confirmatoria e si sia avvalsa della facolta’ di provocare la risoluzione del contratto mediante diffida ad adempiere (articolo 1454 c.c.), puo’ agire in giudizio esercitando il diritto di recesso (articolo 1385 c.c., comma 2) e, in quest’ultimo caso, ha diritto di ritenere definitivamente la caparra confirmatoria, non anche il diritto di ottenere il risarcimento del danno cagionato dall’inadempimento che ha giustificato il recesso ( Cassazione civile, 3 novembre 2017, sentenza 26206)

opponibilità ai terzi – avvenuta costituzione fondo patrimoniale – annotazione atto costitutivo in calce all’atto di matrimonio – condizione sostanziale. Atto di matrimonio recante l’annotazione – esibizione in giudizio –   adempimento onere prova –  necessità – sussiste

Condizione sostanziale di opponibilità ai terzi dell’avvenuta costituzione del fondo patrimoniale è l’annotazione dell’atto costitutivo in calce all’atto di matrimonio.  L’esibizione in giudizio dell’atto di matrimonio recante l’annotazione, non è condizione sostanziale di opponibilità dell’atto ai terzi richiesta dall’art. 162 cod. civ., ma costituisce necessario adempimento dell’onere processuale della prova in giudizio.(Corte di Cassazione,  12 ottobre 2017, n. 23955)

Eccezione di assegnazione giudiziale della casa  in sede di separazione coniugale –  onere di eccezione in capo alla parte – esclusione

L’ eccezione di assegnazione giudiziale della casa in sede di separazione coniugale non rientra né tra i casi per i quali la legge prevede espressamente l’onere di eccezione in capo alla parte né tra i casi in cui l’elemento costitutivo dell’eccezione è rappresentato dalla manifestazione di volontà di esercitare un diritto potestativo; l’efficacia impeditiva del diritto dell’attore al rilascio  deriva direttamente dal provvedimento giudiziale di assegnazione dell’abitazione coniugale e non dalla manifestazione di volontà dell’assegnatario dell’immobile di volersi avvalere degli effetti di tale provvedimento giudiziale. (Cassazione civile
ordinanza 27 giugno – 31 ottobre 2017, n. 25835)

 

Contratto locazione immobili – mancata   registrazione – nullità – sussistenza.

La mancata registrazione del contratto di locazione di immobili e’ causa di nullita’ dello stesso.
Il contatto di locazione di immobili, quando sia nullo per (la sola) omessa registrazione, puo’ comunque produrre i suoi effetti con decorrenza ex tunc, nel caso in cui la registrazione sia effettuata tardivamente.
E’ nullo il patto col quale le parti di un contratto di locazione di immobili ad uso non abitativo concordino occultamente un canone superiore a quello dichiarato; tale nullita’ vitiatur sed non vitiat, con la conseguenza che il solo patto di maggiorazione del canone risultera’ insanabilmente nullo, a prescindere dall’avvenuta registrazione ( Cassazione civile, Sezioni Unite, sentenza 9 ottobre 2017, n. 23601)

 

Nullità degli atti di trasferimento di edifici privi della indicazione degli estremi della licenza o concessione ad aedificandum  – carattere  assoluto –  rilevabilità  d’ufficio e deducibilità da parte di chiunque vi abbia  interesse- sussiste.

 

Ai sensi dell’articolo 40, secondo comma, della legge n. 47 del 1985, deve riconoscersi carattere assoluto (e, quindi, rilevabilità d’ufficio e deducibilità da chiunque vi abbia interesse), alla nullità degli atti di trasferimento di edifici privi della indicazione degli estremi della licenza o concessione ad ‘aedificandum’ (rilasciata eventualmente in sanatoria) ovvero, in mancanza, dell’allegazione della domanda di sanatoria corredata dalla prova dell’avvenuto pagamento delle prime due rate dell’oblazione edilizia.  (Corte  di  Cassazione,  Sentenza 9 ottobre 2017, n.23541)

Domanda volta a conseguire, oltre alla risoluzione del contratto per grave inadempimento del promissario acquirente, la condanna al risarcimento di ulteriori danni – qualificazione – domanda di declaratoria di risoluzione di un contratto preliminare

Quella volta a conseguire, oltre alla risoluzione del contratto per grave inadempimento del promissario acquirente, la condanna al risarcimento di ulteriori danni, sia pure da liquidarsi in separata sede, deve essere qualificata come domanda di declaratoria di risoluzione di un contratto preliminare. La parte non inadempiente puo’, infatti, anziche’ esercitare il recesso, chiedere la risoluzione del contratto e l’integrale risarcimento del danno sofferto in base alle regole generali (articolo 1385 c.c., comma 3), e cioe’ sul presupposto di un inadempimento imputabile e di non scarsa importanza.  In questo caso non puo’ incamerare la caparra, essendole invece consentito solo trattenerla a garanzia della pretesa risarcitoria o in acconto su quanto spettantele a titolo di anticipo dei danni che saranno in seguito accertati e liquidati. (Cassazione  Civile , Sentenza 8 settembre 2017, n. 20957)

 

Atti interruttivi del possesso nei confronti del possessore usucapente: atti di diffida e di messa in mora – inidoneità; atti che comportano la perdita materiale del possesso di fatto sulla cosa, atti giudiziali  volti ad ottenere, ope iudicis, la privazione del possesso – idoneità

Non e’ consentito attribuire efficacia interruttiva del possesso se non ad atti che comportino, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa, oppure ad atti giudiziali volti  ad ottenere, “ope iudicis”, la privazione del possesso nei confronti del possessore usucapente, con la conseguenza che, mentre puo’ legittimamente ritenersi  atto interruttivo del termine della prescrizione acquisitiva la notifica dell’atto di citazione con il quale venga richiesta la materiale consegna di tutti i beni immobili dei quali si vanti un diritto dominicale, atti interruttivi non risultano, per converso, ne’ la diffida ne’ la messa in mora, potendosi esercitare il possesso anche in aperto contrasto con la volonta’ del titolare del corrispondente diritto reale

Gli atti di diffida e di messa in mora, come la richiesta per iscritto di rilascio dell’immobile occupato, sono idonei ad interrompere la prescrizione dei diritti di obbligazione, ma non anche il termine per usucapire, potendosi esercitare il possesso anche in aperto e dichiarato contrasto con la volonta’ del titolare del diritto reale. (Corte di Cassazione, sezione seconda civile, ordinanza 31 agosto 2017, n. 20611).

Articolo 890 c.c. – rispetto distanza – esistenza regolamento edilizio comunale –  presunzione assoluta di nocività e pericolosità – sussiste.

Il rispetto della distanza prevista dall’art. 890 c.c., nella cui regolamentazione rientrano anche i forni, è collegato ad una presunzione assoluta di nocività e pericolosità che prescinde da ogni accertamento concreto nel caso in cui vi sia un regolamento edilizio comunale che stabilisca la distanza medesima. In difetto di una disposizione regolamentare, si ha una presunzione di pericolosità  relativa, che puo’ essere superata ove la parte interessata al mantenimento del manufatto dimostri che mediante opportuni accorgimenti puo’ ovviarsi al pericolo o al danno del fondo vicino (Corte di Cassazione, sentenza n. 15246 del 20 Giugno 2017)