CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, Ordinanza 12 dicembre 2017, n. 29648.

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Ordinanza 12 dicembre 2017, n. 29648.

(…omissis…)

(OMISSIS), elettivamente domiciliato (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS) giusta procura a margine del ricorso;
– ricorrente –
contro
CONDOMINIO (OMISSIS), in persona dell’Amministratore pro tempore, Dott. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS) giusta procura in calce al controricorso;
– controricorrente –
avverso la sentenza n. 216/2015 della CORTE D’APPELLO di MESSINA, depositata il 31/03/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 20/09/2017 dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA CIRILLO.

FATTI DI CAUSA.

1. (OMISSIS) convenne in giudizio il Condominio (OMISSIS) e la s.c.r.l. (OMISSIS), davanti al Tribunale di Messina, chiedendo che fossero entrambi condannati al risarcimento dei danni da lui subiti a causa dell’ingresso di ignoti ladri i quali, approfittando della presenza di un’impalcatura eretta dalla societa’ (OMISSIS) nella palazzina adiacente alla sua, si erano introdotti nell’appartamento di sua proprieta’, anche grazie alla presenza di una scala lasciata dagli operai della societa’ (OMISSIS) in prossimita’ della camera da letto del suo appartamento.
Si costitui’ in giudizio il solo Condominio, contestando il contenuto della domanda e chiedendone il rigetto, mentre la societa’ (OMISSIS) rimase contumace.

Il Tribunale accolse la domanda e condanno’ i convenuti in solido al risarcimento dei danni, liquidati nella somma di Euro 11.000, nonche’ al pagamento delle spese di giudizio.
2. La pronuncia e’ stata impugnata in via principale dal Condominio (OMISSIS) e in via incidentale dal (OMISSIS) in ordine alla rivalutazione ed agli interessi e la Corte d’appello di Messina, con sentenza del 31 marzo 2015, in parziale riforma di quella del Tribunale, ha rigettato la domanda del (OMISSIS) nei confronti del Condominio, ha confermato la decisione di primo grado in relazione alla societa’ (OMISSIS), ha dichiarato inammissibile per tardivita’ l’appello incidentale ed ha compensato le spese di entrambi i gradi tra l’appellante principale e quello incidentale.
Ha premesso la Corte territoriale che la mancata impugnazione della sentenza di primo grado da parte della societa’ (OMISSIS) aveva comportato il passaggio in giudicato della condanna pronunciata nei confronti della stessa, trattandosi di obbligazione solidale e di conseguente scindibilita’ dei due rapporti.
Cio’ posto, la Corte d’appello ha rilevato che dovevano ritenersi pacifici la verificazione del furto, l’agevolazione dello stesso grazie alla presenza del ponteggio nella palazzina adiacente a quella del (OMISSIS) e la presenza di una scala nei pressi della finestra dell’abitazione dello stesso, che aveva facilitato i ladri i quali da quel punto si erano introdotti nell’abitazione, forzando l’apertura della finestra.
Quanto all’inquadramento giuridico della responsabilita’ del Condominio, la sentenza ha osservato che a suo carico esisteva l’obbligo di custodia di cui all’articolo 2051 cod. civ., con conseguente necessita’ di dimostrazione dell’esistenza del caso fortuito ai fini dell’esonero dalla responsabilita’. Il Condominio cioe’, in quanto custode, era tenuto a dimostrare di aver adoperato le necessarie cautele, non essendo stata provata l’esistenza di un servizio di vigilanza dei ponteggi.
La ricostruzione dei fatti, pero’, induceva ad affermare che il furto si era verificato nella giornata di venerdi’, tra le ore 13 e le ore 15, orario nel quale il figlio del (OMISSIS) era stato assente dalla casa. Trattandosi, quindi, di un giorno di lavoro e di un orario di lavoro, doveva ritenersi pacifica la presenza sul luogo della maestranze della societa’ (OMISSIS), di per se’ sufficiente a rendere necessaria la disattivazione degli allarmi ed a costituire un deterrente nei confronti dei ladri. In altre parole, “la vigilanza di fatto derivava dalla stessa presenza degli operai”; pertanto, anche ipotizzando che essa fosse stata tanto inefficiente da permettere l’ingresso dei ladri, era da considerare ugualmente interrotto il nesso di causalita’ tra la condotta del Condominio e l’evento. Poiche’ non era ragionevole pretendere da quest’ultimo “una presenza assidua e permanente di un proprio rappresentante sul posto”, la circostanza per cui nessuno degli operai della societa’ (OMISSIS) si era accorto della presenza dei ladri integrava gli estremi del caso fortuito, con conseguente esonero di responsabilita’ da parte del Condominio.
3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Messina propone ricorso (OMISSIS) con atto affidato ad un solo motivo.
Resiste con controricorso il Condominio (OMISSIS) di Messina.
La s.c.r.l. (OMISSIS) non ha svolto attivita’ difensiva in questa sede.
RAGIONI DELLA DECISIONE

1 Con l’unico motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’articolo 2051 cod. civ. in relazione all’obbligo di custodia a carico del Condominio.
Osserva il ricorrente che la responsabilita’ del custode sussiste sia per la non adeguata vigilanza del cantiere che per non aver adoperato l’ordinaria diligenza nella scelta dell’impresa appaltatrice. Nel caso in esame, il Condominio non avrebbe provato alcuna colpa di esso ricorrente nella determinazione del fatto dannoso e neppure avrebbe dimostrato l’effettiva presenza degli operai della societa’ appaltatrice nel luogo e nell’ora del furto. La Corte di merito avrebbe errato sia nel dare per pacifica tale presenza sia nel collocare l’orario del furto tra le ore 13 e le ore 15, mentre era fuori discussione che esso si era verificato tra le ore 15 e le ore 16, e comunque non prima delle ore 15. Richiamando la giurisprudenza di questa Corte, e in particolare la sentenza 19 dicembre 2014, n. 26900, il ricorrente rileva che la condanna nei confronti del Condominio doveva essere accolta, posto che esso non aveva in alcun modo dimostrato l’esistenza del caso fortuito.
1.1. Il motivo di ricorso e’ inammissibile.

Il ricorrente ha correttamente richiamato, a sostegno della propria tesi, la sentenza n. 26900 del 2014 di questa Corte la quale, confermando un orientamento precedente (v. la sentenza 6 ottobre 1997, n. 9707), ha affermato che, in relazione all’ipotesi di furto in un appartamento condominiale commesso grazie alla presenza di ponteggi esterni per la ristrutturazione dell’edificio, la responsabilita’ del condominio a titolo di custodia si affianca a quella dell’appaltatore di cui all’articolo 2043 cod. civ., perche’ sul condominio grava l’obbligo di vigilare e custodire il soggetto a cui sono affidati i lavori. Questa pronuncia si collega anche ad un altro precedente che ha ravvisato il fondamento della responsabilita’ del condominio, in una fattispecie analoga a quella odierna, sia nella culpa in vigilando che nella culpa in eligendo, in caso di scelta di un’impresa appaltatrice del tutto inadeguata all’esecuzione dell’opera (sentenza 17 marzo 2009, n. 6435).
1.2. Cio’ premesso, il Collegio rileva che nel caso in esame il motivo di ricorso tende in modo evidente a sollecitare la Corte ad un nuovo e non consentito esame del merito.
La sentenza impugnata, infatti, ha collocato il furto in una precisa fascia oraria ed ha ritenuto dimostrata l’esistenza del caso fortuito. La motivazione e’ costruita sui seguenti passaggi logici: il furto e’ avvenuto in un orario in cui erano presenti gli operai dell’impresa appaltatrice; la loro presenza era un fattore di dissuasione; se dissuasione non c’e’ stata, cio’ non e’ imputabile al Condominio dal quale non si poteva pretendere una vigilanza continua sul cantiere aperto.
Ora, la giurisprudenza di questa Corte ha anche di recente ribadito che la valutazione dell’idoneita’ di un evento ad integrare gli estremi del fortuito spetta al giudice di merito, il cui apprezzamento non e’ sindacabile in sede di legittimita’ se adeguatamente motivato (cosi’, da ultimo, l’ordinanza 20 aprile 2017, n. 10014). Cosi’ come tale giurisprudenza ha affermato che il fortuito non attiene ad un comportamento del responsabile, ma al profilo causale dell’evento, riconducibile in tal caso non alla cosa che ne e’ fonte immediata ma ad un elemento esterno.
Da cio’ consegue che le contestazioni del ricorrente – tese a collocare il furto in una fascia oraria diversa da quella indicata dalla Corte di merito ed a riaffermare in tal modo la responsabilita’ del Condominio a titolo di custodia – sono inidonee a superare la ratio decidendi della sentenza impugnata, risultando piuttosto indirizzate a sollecitare questa Corte ad un diverso e non consentito esame del merito.
Quanto, poi, alla deduzione di una culpa in eligendo relativamente alla scelta dell’impresa appaltatrice – affermazione posta, peraltro, in modo del tutto generico – si tratta di una questione nuova o comunque non discussa in sede di merito, ne’ il ricorrente dimostra che di tale profilo i precedenti Giudici siano stati chiamati ad occuparsi.
2. Il ricorso, pertanto, e’ dichiarato inammissibile.
A tale esito segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del Decreto Ministeriale 10 marzo 2014, n. 55.
Sussistono inoltre le condizioni di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 2.500, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1-quater, da’ atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

 

Quantificazione assegno divorzio – parametri  – valutazione anche in rapporto alla durata del matrimonio.

Una volta verificato il diritto dell’ex coniuge all’assegno divorzile per la quantificazione dello stesso ci si deve rifare ai parametri indicati dalla legge e cioè: condizioni dei coniugi, ragioni della decisione, contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, reddito di entrambi – e valutare «tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio»  (Tribunale  di Vicenza, sentenza nr  3293/2017 pubblicata il 6.12.2017)

 

.

 

Contratto di mediazione – affare – conclusione –  costituzione  vincolo giuridico che abiliti ciascuna parte ad agire per esecuzione specifica del negozio o risarcimento del danno. Mediazione – uso di moduli o formulari non previamente depositati dal mediatore presso la camera di commercio – nullità  del contratto per difetto  di forma – non sussiste

Nel contratto di mediazione, l’affare – da intendersi nel senso di qualsiasi operazione economica generatrice di un rapporto obbligatorio – deve ritenersi concluso, per effetto della “messa in relazione” da parte del mediatore, quando si costituisca un vincolo giuridico che abiliti ciascuna delle parti ad agire per l’esecuzione specifica del negozio o per il risarcimento del danno

In tema di mediazione, l’uso di moduli o formulari non previamente depositati dal mediatore presso la camera di commercio, ai sensi della L. 3 febbraio 1989, n. 39, articolo 5, comma 4, non rende nullo il contratto per difetto  di forma  (Cassazione civile, ordinanza  14  settembre 2017 nr  21353)

Contratto preliminare di compravendita – parte adempiente – caparra confirmatoria –  esercizio stragiudiziale facolta’ di provocare la risoluzione del contratto mediante diffida ad adempiere –  esercizio  giudiziale diritto recesso – compatibilità  – sussiste

 

La parte adempiente di un contratto preliminare di compravendita, che abbia ricevuto una caparra confirmatoria e si sia avvalsa della facolta’ di provocare la risoluzione del contratto mediante diffida ad adempiere (articolo 1454 c.c.), puo’ agire in giudizio esercitando il diritto di recesso (articolo 1385 c.c., comma 2) e, in quest’ultimo caso, ha diritto di ritenere definitivamente la caparra confirmatoria, non anche il diritto di ottenere il risarcimento del danno cagionato dall’inadempimento che ha giustificato il recesso ( Cassazione civile, 3 novembre 2017, sentenza 26206)