intermediazione finanziaria – soggetti  abilitati  – pluralita’ di  obblighi – fine unitario –   segnalazione  all’investitore – la non adeguatezza delle operazioni di investimento

In tema di intermediazione finanziaria, la pluralita’ degli obblighi (di diligenza, di correttezza e trasparenza, di informazione, di evidenziazione dell’inadeguatezza dell’operazione che si va a compiere) previsti dal Decreto Legislativo n. 58 del 1998, articolo 21, comma 1, lettera a) e b), articolo 28, comma 2, e articolo 29 del Reg. CONSOB n. 11522 del 1998 (applicabile “ratione temporis”) e facenti capo ai soggetti abilitati a compiere operazioni finanziarie, convergono verso un fine unitario, consistente nel segnalare all’investitore, in relazione alla sua accertata propensione al rischio, la non adeguatezza delle operazioni di investimento che si accinge a compiere (cd. “suitability rule”), potendo dar corso ad un’operazione non adeguata solo a seguito di ordine scritto dell’investitore, in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute.  La  segnalazione deve contenere specifiche indicazioni concernenti: 1) la natura e le caratteristiche peculiari del titolo, con particolare riferimento alla rischiosita’ del prodotto finanziario offerto; 2) la precisa individuazione del soggetto emittente, non essendo sufficiente la mera indicazione che si tratta di un “Paese emergente”; 3) il “rating” nel periodo di esecuzione dell’operazione ed il connesso rapporto rendimento/rischio; 4) eventuali carenze di informazioni circa le caratteristiche concrete del titolo (situazioni cd. di “grey market”); 5) l’avvertimento circa il pericolo di un imminente “default” dell’emittente, con conseguente perdita del capitale investito. (Cassazione Civile, ordinanza 10 aprile 2018, n. 8751)

Fatto illecito imputabile a piu’ persone –   responsabilita’ solidale –  “diversa gravita’ delle rispettive colpe” e  “diseguale efficienza causale di esse”  – rilevanza  ai soli  fini del regresso. Appaltatore  –  osservanza  criteri generali della tecnica relativi al particolare lavoro affidato – obbligo controllo  bonta’  progetto o delle istruzioni impartite dal committente – sussiste. Appaltatore – progetto  e/o  istruzioni palesemente errate –  esenzione  da responsabilita’ – condizioni 

Nel caso di  responsabilita’ solidale per fatto illecito imputabile a piu’ persone, il vincolo di’ solidarieta’ che lega i coautori del fatto dannoso comporta che il danneggiato possa pretendere la totalita’ della prestazione anche da uno solo dei coobbligati, mentre la “diversa gravita’ delle rispettive colpe” e la “diseguale efficienza causale di esse” possono avere rilevanza solo ai fini della ripartizione interna del peso del risarcimento fra i corresponsabili, e cioe’ ai fini dell’azione di regresso.

L’appaltatore, dovendo assolvere al proprio dovere di osservare i criteri generali della tecnica relativi al particolare lavoro affidatogli (articolo 1176 c.c., comma 2), e’ obbligato a controllare, nei limiti delle sue cognizioni, la bonta’ del progetto o delle istruzioni impartite dal committente e, ove queste siano palesemente errate, puo’ andare esente da responsabilita’ soltanto se dimostri di avere manifestato il proprio dissenso e di essere stato indotto ad eseguirle, quale nudus minister, per le insistenze del committente ed a rischio di quest’ultimo: in mancanza di tale prova, l’appaltatore e’ responsabile per i ritardi, le imperfezioni o i vizi dell’opera.  senza poter invocare il concorso di colpa del progettista o del committente, ne’ l’efficacia esimente di eventuali errori nelle istruzioni impartite dal direttore dei lavori. (Cassazione civile Ordinanza 27 marzo 2018, n. 7553)

articolo 2051 c.c. – responsabilità  custode  – danni  cagionati da cosa custodita – criterio di imputazione  responsabilità caso fortuito  –  fatto naturale o del terzo-   imprevedibilita’ ed inevitabilita’  da un punto di vista oggettivo   – 

L’articolo 2051 c.c., nel qualificare responsabile chi ha in custodia la cosa per i danni da questa cagionati, individua un criterio di imputazione della responsabilita’ che prescinde da qualunque connotato di colpa, sicche’ incombe al danneggiato allegare, dandone la prova, il rapporto causale tra la cosa e l’evento dannoso, indipendentemente dalla pericolosita’ o meno o dalle caratteristiche intrinseche della prima.

Il caso fortuito, rappresentato da fatto naturale o del terzo, e’ connotato da imprevedibilita’ ed inevitabilita’, da intendersi pero’ da un punto di vista oggettivo e della regolarita’ causale (o della causalita’ adeguata), senza alcuna rilevanza della diligenza o meno del custode; peraltro le modifiche improvvise della struttura della cosa incidono in rapporto alle condizioni di tempo e divengono, col trascorrere del tempo dall’accadimento che le ha causate, nuove intrinseche condizioni della cosa stessa, di cui il custode deve rispondere” (Cassazione civile,  ordinanza 1 febbraio 2018, n. 2482)

 

 

passeggero –  negato imbarco o cancellazione o  ritardato arrivo dell’aeromobile -risarcimento danno – onere  della prova –  fonte negoziale del diritto e termine di scadenza 

Il passeggero che agisca per il risarcimento del danno derivante dal negato imbarco o dalla cancellazione (inadempimento) o dal ritardato arrivo dell’aeromobile rispetto all’orario previsto (inesatto adempimento), deve fornire la prova della fonte (negoziale) del suo diritto e il relativo termine di scadenza, ossia deve produrre il titolo o il biglietto di viaggio o altra prova equipollente, potendosi poi limitare alla mera allegazione dell’inadempimento del vettore. Spetta a quest’ultimo, convenuto in giudizio, dimostrare l’avvenuto adempimento, oppure che, in caso di ritardo, questo sia stato contenuto sotto le soglie di rilevanza fissate dall’articolo 6, comma 1, del Regolamento CE n. 261/2004 (Corte di Cassazione,  ordinanza 23 gennaio 2018, n. 1584)

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, Ordinanza 12 dicembre 2017, n. 29648.

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Ordinanza 12 dicembre 2017, n. 29648.

(…omissis…)

(OMISSIS), elettivamente domiciliato (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS) giusta procura a margine del ricorso;
– ricorrente –
contro
CONDOMINIO (OMISSIS), in persona dell’Amministratore pro tempore, Dott. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS) giusta procura in calce al controricorso;
– controricorrente –
avverso la sentenza n. 216/2015 della CORTE D’APPELLO di MESSINA, depositata il 31/03/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 20/09/2017 dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA CIRILLO.

FATTI DI CAUSA.

1. (OMISSIS) convenne in giudizio il Condominio (OMISSIS) e la s.c.r.l. (OMISSIS), davanti al Tribunale di Messina, chiedendo che fossero entrambi condannati al risarcimento dei danni da lui subiti a causa dell’ingresso di ignoti ladri i quali, approfittando della presenza di un’impalcatura eretta dalla societa’ (OMISSIS) nella palazzina adiacente alla sua, si erano introdotti nell’appartamento di sua proprieta’, anche grazie alla presenza di una scala lasciata dagli operai della societa’ (OMISSIS) in prossimita’ della camera da letto del suo appartamento.
Si costitui’ in giudizio il solo Condominio, contestando il contenuto della domanda e chiedendone il rigetto, mentre la societa’ (OMISSIS) rimase contumace.

Il Tribunale accolse la domanda e condanno’ i convenuti in solido al risarcimento dei danni, liquidati nella somma di Euro 11.000, nonche’ al pagamento delle spese di giudizio.
2. La pronuncia e’ stata impugnata in via principale dal Condominio (OMISSIS) e in via incidentale dal (OMISSIS) in ordine alla rivalutazione ed agli interessi e la Corte d’appello di Messina, con sentenza del 31 marzo 2015, in parziale riforma di quella del Tribunale, ha rigettato la domanda del (OMISSIS) nei confronti del Condominio, ha confermato la decisione di primo grado in relazione alla societa’ (OMISSIS), ha dichiarato inammissibile per tardivita’ l’appello incidentale ed ha compensato le spese di entrambi i gradi tra l’appellante principale e quello incidentale.
Ha premesso la Corte territoriale che la mancata impugnazione della sentenza di primo grado da parte della societa’ (OMISSIS) aveva comportato il passaggio in giudicato della condanna pronunciata nei confronti della stessa, trattandosi di obbligazione solidale e di conseguente scindibilita’ dei due rapporti.
Cio’ posto, la Corte d’appello ha rilevato che dovevano ritenersi pacifici la verificazione del furto, l’agevolazione dello stesso grazie alla presenza del ponteggio nella palazzina adiacente a quella del (OMISSIS) e la presenza di una scala nei pressi della finestra dell’abitazione dello stesso, che aveva facilitato i ladri i quali da quel punto si erano introdotti nell’abitazione, forzando l’apertura della finestra.
Quanto all’inquadramento giuridico della responsabilita’ del Condominio, la sentenza ha osservato che a suo carico esisteva l’obbligo di custodia di cui all’articolo 2051 cod. civ., con conseguente necessita’ di dimostrazione dell’esistenza del caso fortuito ai fini dell’esonero dalla responsabilita’. Il Condominio cioe’, in quanto custode, era tenuto a dimostrare di aver adoperato le necessarie cautele, non essendo stata provata l’esistenza di un servizio di vigilanza dei ponteggi.
La ricostruzione dei fatti, pero’, induceva ad affermare che il furto si era verificato nella giornata di venerdi’, tra le ore 13 e le ore 15, orario nel quale il figlio del (OMISSIS) era stato assente dalla casa. Trattandosi, quindi, di un giorno di lavoro e di un orario di lavoro, doveva ritenersi pacifica la presenza sul luogo della maestranze della societa’ (OMISSIS), di per se’ sufficiente a rendere necessaria la disattivazione degli allarmi ed a costituire un deterrente nei confronti dei ladri. In altre parole, “la vigilanza di fatto derivava dalla stessa presenza degli operai”; pertanto, anche ipotizzando che essa fosse stata tanto inefficiente da permettere l’ingresso dei ladri, era da considerare ugualmente interrotto il nesso di causalita’ tra la condotta del Condominio e l’evento. Poiche’ non era ragionevole pretendere da quest’ultimo “una presenza assidua e permanente di un proprio rappresentante sul posto”, la circostanza per cui nessuno degli operai della societa’ (OMISSIS) si era accorto della presenza dei ladri integrava gli estremi del caso fortuito, con conseguente esonero di responsabilita’ da parte del Condominio.
3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Messina propone ricorso (OMISSIS) con atto affidato ad un solo motivo.
Resiste con controricorso il Condominio (OMISSIS) di Messina.
La s.c.r.l. (OMISSIS) non ha svolto attivita’ difensiva in questa sede.
RAGIONI DELLA DECISIONE

1 Con l’unico motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’articolo 2051 cod. civ. in relazione all’obbligo di custodia a carico del Condominio.
Osserva il ricorrente che la responsabilita’ del custode sussiste sia per la non adeguata vigilanza del cantiere che per non aver adoperato l’ordinaria diligenza nella scelta dell’impresa appaltatrice. Nel caso in esame, il Condominio non avrebbe provato alcuna colpa di esso ricorrente nella determinazione del fatto dannoso e neppure avrebbe dimostrato l’effettiva presenza degli operai della societa’ appaltatrice nel luogo e nell’ora del furto. La Corte di merito avrebbe errato sia nel dare per pacifica tale presenza sia nel collocare l’orario del furto tra le ore 13 e le ore 15, mentre era fuori discussione che esso si era verificato tra le ore 15 e le ore 16, e comunque non prima delle ore 15. Richiamando la giurisprudenza di questa Corte, e in particolare la sentenza 19 dicembre 2014, n. 26900, il ricorrente rileva che la condanna nei confronti del Condominio doveva essere accolta, posto che esso non aveva in alcun modo dimostrato l’esistenza del caso fortuito.
1.1. Il motivo di ricorso e’ inammissibile.

Il ricorrente ha correttamente richiamato, a sostegno della propria tesi, la sentenza n. 26900 del 2014 di questa Corte la quale, confermando un orientamento precedente (v. la sentenza 6 ottobre 1997, n. 9707), ha affermato che, in relazione all’ipotesi di furto in un appartamento condominiale commesso grazie alla presenza di ponteggi esterni per la ristrutturazione dell’edificio, la responsabilita’ del condominio a titolo di custodia si affianca a quella dell’appaltatore di cui all’articolo 2043 cod. civ., perche’ sul condominio grava l’obbligo di vigilare e custodire il soggetto a cui sono affidati i lavori. Questa pronuncia si collega anche ad un altro precedente che ha ravvisato il fondamento della responsabilita’ del condominio, in una fattispecie analoga a quella odierna, sia nella culpa in vigilando che nella culpa in eligendo, in caso di scelta di un’impresa appaltatrice del tutto inadeguata all’esecuzione dell’opera (sentenza 17 marzo 2009, n. 6435).
1.2. Cio’ premesso, il Collegio rileva che nel caso in esame il motivo di ricorso tende in modo evidente a sollecitare la Corte ad un nuovo e non consentito esame del merito.
La sentenza impugnata, infatti, ha collocato il furto in una precisa fascia oraria ed ha ritenuto dimostrata l’esistenza del caso fortuito. La motivazione e’ costruita sui seguenti passaggi logici: il furto e’ avvenuto in un orario in cui erano presenti gli operai dell’impresa appaltatrice; la loro presenza era un fattore di dissuasione; se dissuasione non c’e’ stata, cio’ non e’ imputabile al Condominio dal quale non si poteva pretendere una vigilanza continua sul cantiere aperto.
Ora, la giurisprudenza di questa Corte ha anche di recente ribadito che la valutazione dell’idoneita’ di un evento ad integrare gli estremi del fortuito spetta al giudice di merito, il cui apprezzamento non e’ sindacabile in sede di legittimita’ se adeguatamente motivato (cosi’, da ultimo, l’ordinanza 20 aprile 2017, n. 10014). Cosi’ come tale giurisprudenza ha affermato che il fortuito non attiene ad un comportamento del responsabile, ma al profilo causale dell’evento, riconducibile in tal caso non alla cosa che ne e’ fonte immediata ma ad un elemento esterno.
Da cio’ consegue che le contestazioni del ricorrente – tese a collocare il furto in una fascia oraria diversa da quella indicata dalla Corte di merito ed a riaffermare in tal modo la responsabilita’ del Condominio a titolo di custodia – sono inidonee a superare la ratio decidendi della sentenza impugnata, risultando piuttosto indirizzate a sollecitare questa Corte ad un diverso e non consentito esame del merito.
Quanto, poi, alla deduzione di una culpa in eligendo relativamente alla scelta dell’impresa appaltatrice – affermazione posta, peraltro, in modo del tutto generico – si tratta di una questione nuova o comunque non discussa in sede di merito, ne’ il ricorrente dimostra che di tale profilo i precedenti Giudici siano stati chiamati ad occuparsi.
2. Il ricorso, pertanto, e’ dichiarato inammissibile.
A tale esito segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del Decreto Ministeriale 10 marzo 2014, n. 55.
Sussistono inoltre le condizioni di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 2.500, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1-quater, da’ atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

 

erronea  comunicazione alla Centrale dei rischi della Banca d’Italia   –   conseguenze  pregiudizievoli  – “deminutio” della propria immagine – prova – presunzioni – ammissibilità

La dimostrazione della conseguenza pregiudizievole derivata -ex articolo 1223 c.c. – all’ente collettivo dalla “deminutio” della propria immagine determinata dalla comunicazione alla Centrale dei rischi della Banca d’Italia dello “stato di sofferenza” di una impresa può essere  fornita anche tramite  elementi presuntivi.

La “deminutio” dell’immagine va individuata , quanto alla lesione della reputazione personale, nella “incidenza negativa sull’agire delle persone fisiche che ricoprano gli organi della persona giuridica o dell’ente collettivo” che “rappresenta un danno non patrimoniale che non si identifica nella lesione dell’immagine in se’, ma ne rappresenta una conseguenza a detta lesione ricollegata da un nesso causale”, e quanto alla lesione della reputazione sociale nella effettiva diffusione della notizia screditante (Corte di Cassazione, sezione III civile, sentenza 6 luglio 2017, n. 16659)

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Compravendita – vizi redibitori e mancanza qualità –  aliud pro alio – differenze

 

In tema di compravendita, i vizi redibitori e la mancanza di qualita’, le cui azioni sono soggette ai termini di prescrizione e decadenza ex articolo 1495 c.c., si distinguono dall’ipotesi di consegna di aliud pro alio, che da’ luogo ad una ordinaria azione di risoluzione contrattuale svincolata dai termini predetti e che ricorre quando il bene consegnato sia completamente diverso da quello venduto, perche’ appartenente ad un genere differente da quello posto a base della decisione del compratore di effettuare l’acquisto, oppure presenti difetti che gli impediscono di assolvere alla sua funzione naturale o a quella concreta assunta come essenziale dalle parti, facendola degradare in una sottospecie del tutto dissimile da quella dedotta in contratto .(Suprema Corte di Cassazione, sentenza 31 maggio 2017, n. 13782)

 

Responsabilità sanitaria – intervento operatorio  – inutilità per omissione di trattamenti  sanitari preparatori  e successivi necessari –  inesatto adempimento – sussiste

In tema di responsabilità sanitaria, qualora un intervento operatorio, sebbene eseguito in modo conforme alla lex artis e non determinativo di un peggioramento della condizione patologica che doveva rimuovere, risulti, all’esito degli accertamenti tecnici effettuati, del tutto inutile, ove tale inutilità sia stata conseguente all’omissione da parte della struttura sanitaria dell’esecuzione dei trattamenti preparatori a quella dell’intervento, necessari, sempre secondo la lex artis, per assicurarne l’esito positivo, nonché dell’esecuzione o prescrizione dei necessari trattamenti sanitari successivi, si configura una condotta della struttura che risulta di inesatto adempimento dell’obbligazione. Essa, per il fatto che l’intervento si è concretato un una ingerenza inutile sulla sfera psico-fisica della persona, si connota come danno evento, cioè lesione ingiustificata di quella sfera, cui consegue un danno- conseguenza alla persona di natura non patrimoniale, ravvisabile sia nella limitazione e nella sofferenza sofferta per il tempo occorso per le fasi preparatorie, di esecuzione e postoperatorie dell’intervento, sia nella sofferenza ricollegabile alla successiva percezione della inutilità dell’intervento. (Corte di Cassazione sezione III civile, sentenza 19 maggio 2017, n. 12597)

Garanzia vizi cosa venduta – onere prova vizi – compratore – sussistenza. Vendita cose usate – qualità ridotte in ragione dell’usura – sussistenza

In tema di garanzia per i vizi della cosa venduta cui spetta sempre al compratore l’onere della prova dei vizi, delle conseguenze dannose e del nesso causale fra gli uni e le altri. La prova liberatoria della mancanza di colpa, incombente al venditore rileva solo quando la controparte abbia preventivamente dimostrato la denunciata inadempienza

Nel caso di vendita di cose usate, il riferimento al bene come non nuovo comporta che la promessa del venditore e’ determinata dallo stato del bene stesso conseguente al suo uso, e che le relative qualita’ si intendono ridotte in ragione dell’usura, che va considerata come quella concreta che scaturisce dalla reali vicende cui il bene stesso sia stato sottoposto nel periodo precedente la vendita (Cassazione civile, ordinanza 30 Marzo 2017, nr 8285)